Eremo celestiniano

Luoghi di Celestino

Il rapporto di con la Montagna Madre caratterizzò tutta la vita di Pietro Angelerio o da Morrone, nato in Molise e appena ventenne nel 1231 iniziò il suo viaggio verso Roma per farsi consacrare sacerdote. Durante il viaggio na bufera di neve lo costrinse e a cercare riparo sulla Majella, dimorando inizialmente per tre anni presso una grotta del monte Palleno l’attuale Comune di Palena.

Da qui iniziò la vita eremitica del giovane che si spostò lungo la montagna alla ricerca di luoghi sempre più nascosti dove non essere disturbato dai pellegrini che cercavano con lo scopo di conoscerlo per manifestargli la proprio fede. Una volta prete decise di dimorare presso una grotta del monte Morrone e successivamente presso la valle di Roccamorice.

Partiamo alla scoperta degli eremi Celestiniani della Majella.

EREMO DI SANT’ONOFRIO A SULMONA

Madonna dell'Altare

Coperto da affreschi eseguite dal Maestro Gentile da Sulmona nel ‘200

L’eremo di S. Onofrio fu l’ultimo fatto costruire da fra’ Pietro dopo il 1290; egli vi si stabilì nel 1293, provenendo dagli eremi della Maiella, ma vi rimase solo un anno, fino al giorno in cui gli giunse la notizia della sua elezione a Pontefice.
L’eremo attraverso i secoli ha subito alterne vicende: dopo la soppressione di alcuni ordini religiosi nel 1807 è stato abbandonato, successivamente è stato abitato da una serie di eremiti, laici e religiosi, che hanno curato questo luogo sacro.
Sant’Onofrio ha subito notevoli danni durante l’ultima guerra e la ricostruzione ne ha in parte mutato l’aspetto esterno. La zona più interessante e suggestiva è senza dubbio l’oratorio e le due successive cellette dove dimorarono San Pietro Celestino il Beato Roberto da Salle.
L’oratorio è coperto da affreschi eseguite dal Maestro Gentile da Sulmona nel ‘200. La parte in fondo rappresenta una crocifissione con Maria e S. Giovanni ai piedi della Croce; sulla lunetta dell’ingresso sono raffigurati San Benedetto e gli eremiti San Mauro e Sant’ Antonio, mentre sulla parete di sinistra è visibile un ritratto di San Pietro Celestino.
Nella zona sottostante all’eremo si apre una grotta, abitata anche questa da Celestino; la grotta presenta uno stillicidio di acque, alle quali i fedeli attribuiscono poteri taumaturgici.

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BASILICA SANTA MARIA DI COLLEMAGGIO

Madonna dell'Altare

Il più inaccessibile degli eremi frequentati da Celestino

Uno degli insediamenti più antichi della città dell’Aquila, il monastero di San Basilio affonda le sue origini nel 496 d.C., per opera di Sant’Equizio, mentre la chiesa annessa fu consacrata dal vescovo Dodone nel 1112.  Affidato nel XVII secolo all’ordine delle monache Benedettine Celestine, di cui oggi ospita le ultime rappresentanti, San Basilio rivestì un ruolo di rilievo tra i luoghi sacri dell’Italia meridionale, tanto da essere incluso, nel 1493, nel percorso di viaggio della regina Giovanna D’Aragona e diventando ritiro spirituale di personaggi illustri come Maria Pereyra Camponeschi, nonna di Papa Paolo IV, che morì proprio nel monastero.    Danneggiato dal sisma del 1703, fu riedificato da Sebastiano Cipriani da Norcia, e dopo la sua morte, da Donato Rocco Cicchi di Costanzo. Il monastero venne soppresso nel 1866, le religiose restarono per dirigere il collegio femminile.

Da circa 30 anni

 

“ Più che di “Missioni” si tratta di “Fondazioni di Monasteri”.

Le nostre sono fondazioni di Comunità Monastiche con lo scopo di portare lo spirito di Celestino in altre terre.

Non interagiamo con le popolazioni del luogo in modo diretto.

Materialmente arriviamo ad esse attraverso dei laici che ci aiutano e che collaborano con noi.

Non andiamo in giro ad evangelizzare, come l’immaginario collettivo può suggerire.

Il nostro è sempre un aiuto che parte e si fonda sulla contemplazione e sulla preghiera.

È in Monastero che si svolge la nostra attività: lavoro e preghiera.”

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ABBAZIA DI SANTO SPIRITO AL MORRONE

Madonna dell'Altare

il più importante e celebre insediamento della Congregazione dei Celestini

L’Abbazia di Santo Spirito al Morrone ha rappresentato per secoli il più importante e celebre insediamento della Congregazione dei Celestini nonché il fulcro della vita culturale, religiosa e civile di un vasto territorio. Il complesso monumentale, che occupa una superficie di 16.600 mq., sorge a soli 5 Km dal centro di Sulmona in località Badia, nella fascia pedemontana del Morrone, in un territorio fin dall’antico deputato alla sacralità e da sempre in dialogo con il vicino eremo di S. Onofrio, rifugio prediletto di fra Pietro e con l’imponente Santuario di Ercole Curino. Le origini dell’Abbazia sono legate alla figura di Pietro di Angelerio, monaco benedettino, eremita, fondatore dell’ordine dei Celestini e Papa con il nome di Celestino V. Sarà lui a iniziarne la costruzione ampliando probabilmente la chiesetta di Santa Maria risalente alla prima metà del XIII secolo e promuovendo poi la costruzione di una nuova chiesa dedicata allo Spirito Santo con annesso Monastero. In questa sede inoltre si stabilirà la Casa Madre dell’Ordine a seguito del Capitolo Generale tenutosi nel giugno del 1293. Nel corso dei secoli l’Abbazia ha subito varie fasi di ampliamento di cui abbiamo ancora bellissime testimonianze, fino ad arrivare agli importanti interventi a seguito del terremoto del 1706. I monaci hanno abitato questo complesso fino all’emanazione della legge napoleonica del 1806 che disponeva la soppressione degli Ordini religiosi. In seguito a ciò l’abbazia ha cambiato diverse destinazioni d’uso: adibita dapprima a Collegio Reale dei tre Abruzzi, poi ad ospizio di mendicità quindi a quartiere militare con annesso ospedale, nel 1868 viene trasformata in casa di reclusione e sarà tale fino al 1993. Nel 1998 è assegnata al Ministero per i Beni e le Attività Culturali che avvia un progetto di restauro tutt’ora in corso di esecuzione. Dal 2014, la gestione del monumento è affidata al Polo Museale dell’Abruzzo (ora Direzione Regionale Musei Abruzzo). L’Abbazia e’ anche sede temporanea dell’Ente Parco Nazionale della Majella.

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ABBAZIA DI SANTO SPIRITO A MAJELLA

Madonna dell'Altare

La data di costruzione dell’Eremo non è certa

Tuttavia si ritiene sia anteriore all’XI secolo. La più antica fonte storica che si possiede sul monastero risale al 1053 e vi riporta la presenza del monaco Desiderio, futuro papa Vittore III, che vi costruì una chiesa. Fonti successive riportano la presenza, nel 1246, di Pietro da Morrone, successivamente eletto al soglio pontificio con il nome di Celestino V. Fu lui stesso a dare il nome di “Santo Spirito” all’oratorio della Majella ed i suoi confratelli presero così il nome di “Fratelli di Santo Spirito”. Egli ristrutturò l’eremo e  vi costruì l’oratorio ed una prima cella. Con il successivo crescere della comunità avviò altre opere di ampliamento: vennero realizzate nuove celle ed un secondo oratorio. Una lettera datata 1 giugno 1263 riporta che papa Urbano IV da Orvieto incaricò il vescovo di Chieti, Nicola di Fossa, di adoperarsi affinché i monaci dell’eremo di Santo Spirito fossero incorporati nell’Ordine di San Benedetto, come lo stesso Pietro da Morrone aveva richiesto. Nel 1278 il Vescovo concesse all’Eremo l’autonomia con il titolo di monastero. Nel Trecento la storia del monastero ricorda la presenza di illustri personaggi: il beato Roberto di Salle, priore dal 1310 al 1317, ed il rivoluzionario Cola di Rienzo, che nel 1347 vi trascorse alcuni mesi. L’eremo è inoltre citato nel De vita solitaria del Petrarca, dove è descritto come luogo solitario e adatto all’ascesi spirituale. Nei secoli successivi, le difficoltà economiche e climatiche portarono il monastero ad un lento declino. Solamente nel 1586, grazie al monaco Pietro Santucci da Manfredonia, la vita religiosa dell’eremo riprese vigore: l’eremo ottenne il titolo di Badia e venne costruita la Scala Santa che conduce all’oratorio di Santa Maria Maddalena. L’11 aprile 1591 furono inoltre traslate a Santo Spirito le ossa si Santo Stefano detto Lupo, provenienti dal monastero di Vallebona di Manoppello. Con la soppressione degli ordini monastici nel 1807, il monastero fu definitivamente abbandonato ed i beni al suo interno portati a Roccamorice. Successivamente ci furono brevi e saltuarie presenze di religiosi. Gli ultimi monaci a risiedere nel monastero furono quelli della comunità di Cerreto, sotto la guida di p. Cesare Locatelli, tra il 1996 e il 1999. Tuttavia l’esperienza si concluse a seguito di un provvedimento dell’arcivescovo di Chieti, nella cui diocesi rientra Roccamorice.

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MONASTERO SAN BASILIO A L’AQUILA

Madonna dell'Altare

Uno degli insediamenti più antichi della città dell’Aquila

Il monastero di San Basilio affonda le sue origini nel 496 d.C., per opera di Sant’Equizio, mentre la chiesa annessa fu consacrata dal vescovo Dodone nel 1112.  Affidato nel XVII secolo all’ordine delle monache Benedettine Celestine, di cui oggi ospita le ultime rappresentanti, San Basilio rivestì un ruolo di rilievo tra i luoghi sacri dell’Italia meridionale, tanto da essere incluso, nel 1493, nel percorso di viaggio della regina Giovanna D’Aragona e diventando ritiro spirituale di personaggi illustri come Maria Pereyra Camponeschi, nonna di Papa Paolo IV, che morì proprio nel monastero.    Danneggiato dal sisma del 1703, fu riedificato da Sebastiano Cipriani da Norcia, e dopo la sua morte, da Donato Rocco Cicchi di Costanzo. Il monastero venne soppresso nel 1866, le religiose restarono per dirigere il collegio femminile.

Da circa 30 anni
“ Più che di “Missioni” si tratta di “Fondazioni di Monasteri”.

Le nostre sono fondazioni di Comunità Monastiche con lo scopo di portare lo spirito di Celestino in altre terre.
Non interagiamo con le popolazioni del luogo in modo diretto.
Materialmente arriviamo ad esse attraverso dei laici che ci aiutano e che collaborano con noi.
Non andiamo in giro ad evangelizzare, come l’immaginario collettivo può suggerire.
Il nostro è sempre un aiuto che parte e si fonda sulla contemplazione e sulla preghiera.
È in Monastero che si svolge la nostra attività: lavoro e preghiera.”

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EREMO SAN GIOVANNI ALL’ORFENTO

Madonna dell'Altare

Il più inaccessibile degli eremi frequentati da Celestino

L’eremo di San Giovanni, situato a 1227 metri di altezza in un luogo impervio, all’interno del comune di Caramanico, è sicuramente il più inaccessibile degli eremi frequentati da Celestino V. Egli trascorse qui vari periodi di penitenza e quasi ininterrottamente dal 1284 al 1293. Anche nei periodi di assenza del santo, l’eremo fu spesso abitato dai suoi discepoli.     Ciò che oggi vediamo è solo la parte eremitica dell’antico convento: infatti nel sottostant e riparo vi erano una chiesetta, le cellette dei monaci e una foresteria per i pellegrini.     l’accesso all’eremo avviene attraverso una scalinata e un camminamento scavati nella parete, che in prossimità dell’ingresso si interrompe costringendo il visitatore a strisciare per alcuni metri (anticamente in questo punto vi era una passerella di legno).        Una volta entrati troviamo, scavati nella roccia, due piccoli ambienti con numerose nicchie e un altarino. Di notevole interesse è l’impianto idrico scavato nella roccia, che raccoglie l’acqua piovana convogliandola in una cisterna.

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L’EREMO DI SAN BARTOLOMEO IN LEGIO

Madonna dell'Altare

Coperto da affreschi eseguite dal Maestro Gentile da Sulmona nel ‘200

L’eremo di S. Onofrio fu l’ultimo fatto costruire da fra’ Pietro dopo il 1290; egli vi si stabilì nel 1293, provenendo dagli eremi della Maiella, ma vi rimase solo un anno, fino al giorno in cui gli giunse la notizia della sua elezione a Pontefice.
L’eremo attraverso i secoli ha subito alterne vicende: dopo la soppressione di alcuni ordini religiosi nel 1807 è stato abbandonato, successivamente è stato abitato da una serie di eremiti, laici e religiosi, che hanno curato questo luogo sacro.
Sant’Onofrio ha subito notevoli danni durante l’ultima guerra e la ricostruzione ne ha in parte mutato l’aspetto esterno. La zona più interessante e suggestiva è senza dubbio l’oratorio e le due successive cellette dove dimorarono San Pietro Celestino il Beato Roberto da Salle.
L’oratorio è coperto da affreschi eseguite dal Maestro Gentile da Sulmona nel ‘200. La parte in fondo rappresenta una crocifissione con Maria e S. Giovanni ai piedi della Croce; sulla lunetta dell’ingresso sono raffigurati San Benedetto e gli eremiti San Mauro e Sant’ Antonio, mentre sulla parete di sinistra è visibile un ritratto di San Pietro Celestino.
Nella zona sottostante all’eremo si apre una grotta, abitata anche questa da Celestino; la grotta presenta uno stillicidio di acque, alle quali i fedeli attribuiscono poteri taumaturgici.

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